Le persone emotive sono svantaggiate?

Sei una persona emotiva? Quante volte ti sei chiesto/a “ma perché mi emoziono così facilmente? Perché non posso gestire le mie emozioni come fanno tutti gli altri? Perché non riesco a controllarmi?”

Le emozioni sono una risposta fisiologica e psicologica ad una valutazione (giudizio) che noi abbiamo in merito agli eventi, considerando ciò che per noi conta di più: interessi, aspirazioni, obiettivi. Sono proprietà di tutti gli esseri umani, nessuno può dirsi privo di emozioni in assoluto. Eppure, perché alcune persone sono più “emotive” di altre? E perché, nella maggior parte dei casi, questo modo di essere viene percepito come uno svantaggio?

Partiamo dal principio: non esistono persone emotive e persone algide (non emotive), ma esistono gradi e modi diversi di esprimere l’emotività. Facciamo qualche esempio concreto: vi è mai capitato di commuovervi guardando un film? Oppure, vi è mai capitato di piangere per l’ansia prima di dare un esame? O ancora, vi è mai capitato di ripensare ad un momento della vostra vita passata (storie d’amore finite, eventi particolari) e di emozionarvi? Se non è mai successo a voi (cosa più unica che rara) sicuramente conoscete qualcuno a cui è successo almeno una volta.

Tutti questi esempi dimostrano che l’emozione fa parte di ognuno di noi ed è ciò che ci rende liberi, veri e soprattutto umani. L’emozione, insomma, è una di quelle cose che ci accomuna un po’ tutti, nel bene e nel male, nella gioia e nella disperazione. Bello no? E sapete cos’altro è bello? Il fatto che, nonostante ognuno abbia il proprio modo di vivere ed esprimere le emozioni (ebbene sì, per fortuna non siamo tutti uguali!) l’emozione che emerge, che “viene fuori”, unisce sempre le persone, creando un contatto fortissimo. A tal proposito, altro esempio concreto: se vedeste un vostro amico che piange, non andreste subito a consolarlo prima ancora di sapere il perché? Se il giorno della vostra laurea vi siete commossi dalla gioia, non avete condiviso questa emozione con i vostri parenti/amici?

Beh, direi che di esempi ne abbiamo a sufficienza… e qual è la conclusione?

Le persone emotive non sono deboli, strane o “esagerate”, sono piuttosto persone sensibili.
Ohibò, e questo cosa significa? Essere sensibili significa essere capaci di entrare in contatto con se stessi, di sentire dal profondo ciò che proviamo, essere degli attenti osservatori di ciò che ci circonda e di come questo influenza ciò che sta dentro di noi. Essere sensibili significa saper percepire ogni singolo stimolo che ci viene suggerito dal nostro corpo, dai nostri sensi e dalla nostra mente e di avere il coraggio di buttarlo fuori, perché ne sentiamo il bisogno. Avere il coraggio di rappresentarlo agli occhi degli altri, come in un dipinto, per quello che è, senza filtri e senza censure. Essere sensibili significa, infine, avere una forza smisurata, essere talmente forti da riuscire ad esternare ciò che di più puro c’è in noi per regalarlo al mondo. Insomma, essere emotivi ci rende degli artisti e le emozioni diventano le nostre opere d’arte. Ogni opera ha una sua storia, dei suoi perché, che dicono tanto di noi, di chi siamo e da dove veniamo. E che cos’è un’artista senza un pubblico? L’arte si crea e si fa per rendere partecipi gli altri della nostra vita e per condividere un momento, un’emozione, appunto, che arrivi dritta al cuore.

Non siete ancora convinti? Per dimostrare che essere “emotivi” non è uno svantaggio, proviamo a girare tutte le domande che ci siamo fatti al contrario, ovvero: vi è mai capitato di avere un’amica che dopo essersi lasciata con il partner, anziché rimanere a casa a piangere con una vaschetta di gelato in mano, è subito corsa a farsi bella, pronta per uscire a caccia di divertimento? Oppure, vi è mai capitato di avere un collega che appena dopo un lutto, anziché stare a casa a commemorare il proprio caro, ha ripreso a lavorare serenamente e a scherzare esattamente come prima? In questi casi, come reagiremmo? Spesso la risposta o il pensiero è “meno male che hai il cuore spezzato, sei sempre fuori a divertirti!” oppure “dice di stare male ma alla fine si comporta come se non fosse successo nulla…” o cose di questo genere. In pratica, capita di finire per additare la persona imputandole di essere insensibile o di non provare emozioni. L’insensibilità, in questi casi, fa allontanare le persone.

A questo punto che si fa? Meglio essere emotivi e “deboli” oppure insensibili e “giudicati male”? La risposta è tutta qui: non esistono deboli né giudicati, esistono solo modi diversi di esprimere ciò che si prova.

Se lo esprimi in modo più esplicito, però, è più probabile che chi ti sta intorno riceva il segnale e si avvicini a coccolarti 🙂 tanto di guadagnato no?

Dunque emozioniamoci, meravigliamoci, piangiamo, ridiamo e arrabbiamoci anche se serve… perché questo è ciò che crea il contatto tra noi e il mondo che ci circonda.

 

Dedicato a mia sorella, che è forte anche quando piange. 

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