Coronavirus: quando il pericolo diventa inno alla vita

In queste ultime ore il nuovo decreto sullo stato di emergenza sanitaria in Italia per il COVID-19 ci ha messo di fronte ad una semplice verità: non siamo nati per arrenderci, neanche di fronte all’ignoto, neanche davanti ad un male che sembra impossibile da sconfiggere.

L’essere umano non è programmato per soccombere (altrimenti non ci saremmo evoluti fino a questo punto), quanto invece per difendersi e combattere fino alla fine. Dunque come abbiamo reagito fino ad ora? Mettendo in atto una serie di meccanismi di difesa, ossia strategie, schemi di azione per far fronte a questo repentino cambiamento, molte delle quali sono veloci ed istintive: scappare e tornare al proprio paese, svuotare i supermercati e barricarsi in casa, negare il problema alla radice, banalizzare, ironizzare, fino a diventare razzisti e violenti. Insomma, tutto pur di salvare la propria pelle.

Ebbene, perché allora per difenderci non riusciamo ad attenerci agli obblighi che ci vengono dati per evitare il contagio? La risposta è tutta qui: la presenza di un pericolo diventa per noi un inno alla vita. Improvvisamente qualcosa turba la nostra quotidianità, negandoci la possibilità di sentirci liberi e allo stesso tempo sicuri nello spazio in cui viviamo. Ma noi non vogliamo arrenderci. E allora cosa facciamo? Scappiamo dalle mura domestiche in cerca di un po’ di pace e conforto, nella speranza di poter attenuare questo senso claustrofobico del vivere secondo regole che nessuno ci ha mai chiesto di patteggiare. Regole che, appunto, non siamo abituati a rispettare.

Purtroppo, in uno stato di emergenza, la soluzione migliore non è questa: l’unico modo per vincere è attenersi alle regole e restare uniti. L’unico modo per evitare il contagio è stare a casa il più possibile. Ormai è un dato di fatto e tutti conosciamo il sacrificio che questo può implicare: l’isolamento sociale.

Quello che non ricordiamo, è che noi siamo nati per fronteggiare tutto questo. Siamo nati per adattarci ai cambiamenti e per piegarci alle avversità, come le canne in un canneto, in attesa che il vento smetta di soffiare per poterci rialzare, per poter riprendere la nostra corsa verso la vita.

Tutto questo si chiama resilienza. E’ sempre stata con noi, ma non ci siamo mai fermati a pensare che avremmo potuto utilizzarla.

Questo è il momento di essere resilienti, ossia di avere coraggio, fiducia e di rispettare le regole.

Come fare per affrontare questo cambiamento? Focalizzandoci su alcuni concetti basilari:

  1. il tempo: è la chiave di tutto. L’emergenza non sarà per sempre, più noi ci atterremo alle regole del gioco, più in fretta questo virus soccomberà. Se rispettiamo le regole, torneremo presto alla nostra vita di sempre.
  2. la solidarietà: mai come in questo momento, dove siamo tenuti a stare fisicamente lontani gli uni dagli altri, c’è bisogno di amore, comprensione, affetto e solidarietà. In questo periodo di quarantena, rendiamo fruttuoso il tempo che abbiamo e proviamo a fare qualcosa per i nostri cari e per la collettività. Gli strumenti digitali ci aiuteranno tantissimo: condividiamo notizie, conoscenze e storie con gli altri, mandiamo messaggi di amore e sostegno a chi ne ha più bisogno, telefoniamo all’amica che non sentiamo da tanto tempo, spediamo una lettera o un regalo a qualcuno. Mai come ora dobbiamo supportarci gli uni con gli altri e restare uniti.
  3. la razionalità: farsi prendere dal panico è fisiologico in questi casi, ma mai come ora serve essere lucidi e determinati a sconfiggere il nemico. Pensate a fondo prima di fare qualsiasi cosa e ricordatevi che siamo come soldati in missione… il rispetto delle regole ci porterà alla vittoria.
  4. l’era digitale: spesso ci lamentiamo dell’eccessiva digitalizzazione della società, di quanto passiamo fin troppo tempo dietro a schermi luminosi senza mai guardarci in faccia. E’ giunto finalmente il momento di dare una rivincita ai mezzi che abbiamo costruito per poter comunicare, più velocemente e, in questo caso, in maniera davvero sicura! E per chi non è ancora in confidenza con questi strumenti… è il momento buono per imparare ad usarli! Ora abbiamo il tempo per farlo!
  5. la consapevolezza di sé: chiudersi in casa può sembrare spaventoso, poiché implica il fare i conti con se stessi, all’interno di uno spazio che ormai conosciamo e non offre più stimoli. Ebbene, sfruttiamo invece questo tempo proprio per riscoprire noi stessi e la tanto sognata bellezza dello stare a casa. Farsi un bel bagno caldo, prendersi cura di sé, curare le piante, inventare nuove ricette, leggere e scrivere, fare progetti, meditare, fare esercizio fisico, guardare la propria serie tv preferita, dedicarsi alle pulizie di primavera (finalmente in anticipo!), dare un nuovo aspetto alla casa… tutto ciò che decideremo di fare e cambiare all’interno delle mura domestiche sarà un modo per connetterci con noi stessi e scoprire che tante cose, che ormai diamo per scontate, in realtà sono l’essenza del nostro quotidiano, ed è importante coltivarle e non trascurarle.

L’essere resilienti porterà in noi necessariamente un cambiamento straordinario. Da questa esperienza potremo trarne:

  1. una lunghissima esperienza di smart working
  2. un maggiore riposo e la capacità di fermarsi
  3. più rispetto e responsabilità verso la comunità in cui viviamo
  4. solidarietà e amore verso il prossimo
  5. riscoperta dell’utilità dei canali digitali
  6. più saggezza, poiché avremo letto tanto e condiviso tanto
  7. più manualità, poiché avremo messo in piedi tante piccole attività da fare in casa
  8. più creatività, anche e soprattutto per chi ha i bambini a casa
  9. una maggiore consapevolezza di noi stessi e degli altri
  10. una incredibile voglia di vivere.

Per chiunque avesse necessità, ricordo che è in atto la campagna #lopsicologotiaiuta, a cui ho aderito, promossa in primo luogo dall’Ordine per offrire assistenza e sostegno a tutti coloro che ne sentano la necessità.

Io non vedo l’ora di vincere la partita. E voi?

Buon riposo e buon cambiamento a tutti.

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