A cosa serve il pensiero nevrotico (detto anche sega mentale)?

Qualche giorno fa mi è stata posta la domanda “Perché ci facciamo le seghe mentali?” sulla mia pagina Psicologicamente Parlando (se non l’hai ancora fatto, ti invito a visitarla e a farmi tutte le domande che ti frullano per la testa… sarò felice di risponderti!).

In effetti, è una domanda che immagino in molti si siano fatti almeno una volta nella vita. Di solito a questa domanda ne sottende un’altra, ovvero “a cosa serve il pensiero nevrotico?” (sì, va bene, riformulo meglio: a cosa serve farsi tutte ste seghe mentali?). Perché, diciamo la verità, farsi le seghe mentali può essere una gran goduria, tanto quanto una vera piaga per la nostra mente nonché per la nostra stessa esistenza.

Mi spiego meglio: esistono due tipi di pensiero nevrotico, quello disfunzionale e quello funzionale. Pensare che il tuo partner ti stia tradendo e andare in paranoia perché fa sempre tardi al lavoro e non ti avvisa sull’orario di ritorno è un pensiero nevrotico disfunzionale. Pensare al tuo primo appuntamento, al momento in cui uscirai a cena per la prima volta con il ragazzo dei tuoi sogni e alla conseguente carica emotiva di eccitazione e fermento è un pensiero nevrotico funzionale. Ma non fermiamoci qui: la scienza, la filosofia, l’arte e in generale il pensiero creativo e progettuale sono tutti pensieri nevrotici benefici.

Le seghe mentali, dunque, non sono sempre fatte per rovinarci la vita. Nel migliore dei casi, grazie ad esse, siamo capaci di conoscere, di inventare e scoprire cose nuove sulla realtà che ci circonda, attraverso il pensiero creativo e la capacità di problem-solving. E allora perché questo tipo di pensiero a volte funziona e a volte no? Te lo spiego subito: tutto ciò che siamo, il nostro corpo e la nostra mente, è stato creato per difenderci. Da cosa? Beh, ai tempi dei famosi uomini delle caverne sarebbe servito a sopravvivere alle aggressioni fisiche, ad essere pronti per attaccare o per fuggire da una situazione di pericolo. Oggi è ancora così, ma il pericolo fisico è sempre meno presente rispetto all’aggressione cosiddetta simbolica. La maggior parte dei problemi della vita quotidiana sono classificati come aggressioni simboliche: la paura di perdere il lavoro, l’ansia di non riuscire a superare un esame, l’insicurezza verso se stessi e le proprie capacità di realizzazione o la mancata percezione del controllo su ciò che ci circonda. Tutte queste situazioni sono terreno fertile per permettere al nostro cervello di attivare l’allarme e partire con una serie di seghe mentali, volte a:

  1. difenderci da queste aggressioni simboliche
  2. scaricare la tensione energetica eccessiva creata da tali situazioni
  3. generare tentativi risolutivi al problema/aggressione simbolica

Insomma, la mente, in queste situazioni di pericolo e mancato controllo, si attiva per difenderci, tentando di risolvere il problema, appunto, attraverso una serie infinita di seghe mentali: sono certa che il mio ragazzo mi tradisca, ormai ci vediamo talmente poco che è evidente. Forse è perché gli piaccio più? Ho fatto qualcosa che non va e non me lo vuole dire? Avremmo dovuto iniziare una terapia di coppia tempo fa.. come siamo arrivati a tutto questo? Sono proprio una stupida… è tutta colpa di mia zia che quella sera a cena non ha voluto presentarmi il cugino della sorella dell’amica…

Ho reso l’idea? Bene, ora ti svelerò un segreto: i problemi della vita non si risolvono attraverso il pensiero (nevrotico) ma agendo! Risolvere il dilemma sul “perché il mio ragazzo mi tradisce” non si realizza facendosi mille seghe mentali sul “perché e per come siamo arrivati a questo punto”, ma, per esempio, andando a parlare con il tuo ragazzo e comunicargli le tue perplessità sulla vostra storia. Insomma, significa osservare e prendere atto della realtà delle cose e semplicemente agire affinché si risolva il problema. C’è però un piccolo inghippo: il tuo cervello tutto questo non lo sa! Esso è stato creato per risolvere problemi con la sola energia mentale. Di conseguenza, se si accorge che il problema non è sotto il nostro controllo e non può essere risolto attraverso l’azione, cosa fa? Inventa un problema fittizio, una situazione immaginaria, a cui solo lui può dare risposta. In pratica, per convincerci di avere tutto sotto controllo, anziché focalizzarci sul problema reale (che al momento non può essere risolto), ce ne creiamo noi uno nuovo che siamo certi di poter risolvere, il che ci fa sentire sicuramente più al sicuro, riportando alla normalità il nostro squilibrio psico-fisico. Dopo di che, possiamo risolvere il dilemma immaginario con una soluzione immaginaria e da lì crearcene uno nuovo (il che genererebbe una certa soddisfazione a livello mentale ma di fatto avremmo una vita pietosa), oppure, nella maggior parte dei casi, finiamo per arrovellarci sullo stesso problema immaginario che noi stessi ci siamo creati per avere una percezione di maggiore controllo su quanto ci accade nella realtà. Incredibile vero?

Ad ogni modo, per tornare alla domanda iniziale, sul perché ci facciamo le seghe mentali, beh, spero di aver anche solo parzialmente risposto a questa domanda e di avervi tranquillizzato. In fondo, la nostra mente fa tutto ciò per difenderci e per sopravvivere. Una volta capito questo, sarà più semplice gestire il nostro pensiero disfunzionale o trasformarlo in una sega mentale benefica. Come lo puoi imparare?

Contattami senza impegno e scopri come possiamo lavorare insieme per renderti padrone del tuo pensiero! 🙂

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Elisa
Elisa
10 mesi fa

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